Con o senza rima
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di Slawka G. Scarso
L’attesa dell’inizio è un arco
Che supera le montagne.
Già troppo l’asfalto ma la speranza
È quella di una pace di terra battuta
E alberi ombrosi e chiesette fresche
Dove trovare ristoro e scambiare
Saluti e parole con la gente locale
Che ti riempie di frutti le tasche
Allungandosi sopra muretti
Di pietre e sudore.
E intanto ti assicura
Che manca ancora poco.
Poco davvero.
L’attesa dell’inizio è sconfinata
Come i chilometri che hai ancora davanti
La possibilità del domani e quella strana sicurezza
Che vorresti portarti sempre dietro.
E un po’ ci riesci e te la senti ancora dentro
Mentre ti ritrovi a scrivere e pensare
Che è già passato un anno. E quello
Che avevi domandato allora
Tutto sommato l’hai pure ricevuto.
Devi solo allungare la mano, ancora un poco,
Poco davvero.
Scritta il 25 luglio 2009
Chissà se leggendo ti riconoscerai
Nascosto tra queste poche righe
A fare capolino dietro a un punto
- come questo.
Se ti vedrai riflesso nelle parole
Che gorgogliando s’allontanano
Dalla sorgente di un chissà.
O se invece saltando
Da una riga all’altra,
Ti chiederai a chi mi riferisca
Senza neppure immaginare.
Come potresti?
E io qui sempre a scrivere,
Con tutti questi versi
Ancora da versare.

di Slawka G. Scarso (20.04.2009)
Quant’è strana questa vita
Che se qualcuno me l’avesse anticipata
Così diversa da come me l’ero sognata
L’avrei di sicuro rinnegata.
E invece
A riguardare
Indietro
Coi giorni tristi
Ormai superati
Mi sembra così
Imprevedibilmente
Orgogliosamente
Felicemente
Mia.
e dalla strada, per le vie di Roma
appena si accende una luce
giocare
a chi prima indovina
chi abita sotto i soffitti a cassettoni,
chi danza sotto i lampadari di cristallo
chi dorme davanti alla televisione.
di Slawka G. Scarso
Mi abbraccia il tuo sguardo
quando non giochi
a solleticare il mio stomaco
in attesa.
E mi chiedi dove io sia stata
tutto questo tempo.
A cosa sia servita, tanta attesa.
Troppa.
Troppa, sì, e infatti non c’è risposta
alla tua domanda, ma posso solo
lasciarti fare,
mentre delicatamente sfili il mio cuore
e accarezzandolo lo tieni tra le mani.
Posso? Mi chiedi.
Tieni, tienilo pure per un po’.
E mentre ti allontani cauto
con le mani colme
sento il calore d’agosto
e non mi manca niente.
Slawka G. Scarso
4 ottobre 2009
Da un giardino vicino
voci
di bambini che giocano
e una madre, forse due,
che controllano.
E ancora due cani
che improvvisamente iniziano
a lottare e una voce adulta dice
Guarda che si stanno mordendo
e allora tutti a gridare
Lola, Fuffi, basta!
Fuffi, smettila! Lola!
Ma dei cani si sente solo il ringhio,
il latrato,
mentre lo sforzo della mascella che affonda
nel collo arriva lontano, s’infila sotto la pelle.
Poi un treno col suo stridere di freni
sulle rotaie si mischia ai cani che lottano.
Passa, il tempo di sei o sette
vagoni coi vetri oscurati di graffiti.
Passa, e quando è finito
c’è silenzio. Solo il pianto
sottovoce dei bambini
e le urla di chi grida
sulle giostre un po’ più in là.
Il gelo delle tue distaccate parole,
era come un vetro opacizzato male:
il rosso e il nero del tuo rancore
riuscivano comunque a trasparire.

di Slawka G. Scarso
Nevrastenico mal di schiena del giorno dopo
Riporta il pensiero alla seicentesca scomodità
Alla copia di tradizioni altrui, non nostre.
Tutto per l’arte? Ma fosse arte almeno!
Come un pezzo di Las Vegas a Roma,
Un Colosseo di mattoni di polistirolo,
Una torre Eiffel di cartapesta argentata
In mezzo al verde romano ci siamo messi a imitare
Persino gli americani che imitano,
Con un teatrino di legno inospitale
Malgrado tanta nostra ricchezza monumentale.
Ma forse chi ha avuto la malsana idea
Già aveva chiara in mente
La scelta delle soporifere compagnie,
Così il pavimento del parterre
O le dure panche prive di schienale
Sono l’unico ostacolo,
Tra lo spettatore aggrappato
Al cuscino portato da casa
E Morfeo. Sempre in agguato.
Gioia dei sensi giunge
Da un rettangolo di teglia.
Bordi di scrocchiante fragranza
Infusi di aromi di legna
Spruzzata di aromatico rosmarino
Ricopre patate cotte a puntino
Suadente morbidezza,
Deliziosa sofficità
O ancora scioglievolezza
Tanto per citare la pubblicità.
di Slawka G. Scarso
Bistrattato, abbandonato,
Relegato alla pagina ventimila
Dell’enciclopedia degli animali
Di cui nulla c’è da dire,
Paradossalmente auspichi
La tua estinzione.
Almeno sul finire
Qualcuno ti saprà notare.
E chissà, magari,
Addirittura apprezzare.
Attenzione, questa non è una poesia ma una mia risposta in un thread su Facebook.