Zaino in spalla
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Appunti sparsi.
Sulla tube, mentre iniziavo a leggere un libro sul jazz è salita una mini band di quattro elementi, tra cui una tromba. Strano leggere di jazz e ascoltare jazz, tutto contemporaneamente, tutto su un treno della Jubelee line.
C’è un caldo qui a Londra che non sembra neppure febbraio. Tanto che dopo una visita di lavoro in galleria, sulla Piccadilly, e una toccata e fuga all’Istituto Italiano di Cultura, lì vicino, ho preso un panino e sono andata a mangiare a Green Park, sorseggiando té verde e leggendo il mio libro.
Trafalgar Square, con questo caldo, è stata invasa dalle persone. Hanno sfrattato persino gli odiosi piccioni e tutti si godono questi raggi stranamente caldi. Da non crederci che una manciata di giorni fa qui c’era così tanta neve che s’è bloccato tutto.
Ecco le piccole cose che tornando dal Cammino di Santiago ti senti di apprezzare come non riuscivi prima:
E sono di nuovo a Logrono, stavolta in una pensione dove sono passati pellegrini poco accorti - ne parlero’ meglio solo una volta arrivata a Roma, per scaramanzia. Mi avevano suggerito di provare comunque a cercare posto in albergue ma quando ho visto la fila di 88 mocille (zaini) e la gente distrutta, e sapevo che io invece avevo preso l’autobus, non ce l’ho fatta.
Ma oggi ho fatto colazione con Karin e Rosemarie, e mi hanno accompagnato alla fermata dell’autobus, e l’ultima notte nell’albergue antico di Santo Domingo della Calzada e’ stata perfetta, cosi’ va tutto bene cosi’, e ora vado a comprare il biglietto del treno per Saragozza per domani… E ancora col cuore in mezzo ai campi e ai vigneti della Rioja mi appresto a tornare a Roma…
Mentre aspettavo l’autobus per questo paesino, c’era anche un altro ragazzo alla fermata, in attesa di un pullman che lo portasse a Logrono e poi a Barcellona. Anche lui aveva preteso troppo dal suo fisico. Strano guardarsi in faccia e provare lo stesso sconforto. Mal comune, mezzo gaudio, dicono, e forse e’ vero.
Perdere l’autobus poi e’ stato stranissimo. Ha simbolicamente rappresentato la vera chiusura col Cammino, perche’ il pellegrino va a piedi e basta. Ma sono contenta di arrivare qui, perche’ ho avuto modo di salutare Karin e Rosemarie e abbiamo passato insieme tutta la giornata. Stupendo… le ho conosciute quando sono iniziati i dolori a Zubiri, e abbiamo proseguito insieme ma separatamente fino a qui. Non potevo lasciare il Cammino senza salutarle.
E con oggi ho chiuso. Dopo 12 km lungo un sentiero sterratto, e poi in mezzo ai campi, su terra battuta e sassi, li’ dove i cavalieri medievali lottavano contro i giganti cattivi, ho detto a me stessa che questa esperienza dovra’ chiudersi qui. Logrono ieri mi ha davvero dato il colpo di grazia.
Sono entrata in lacrime a Najera (senza neppure arrivare ad Azofra, come previsto), e la Provvidenza mi ha piazzato li’ un pellegrino conosciuto qualche giorno fa a Estella che mi e’ stato di grande conforto. Giornata difficile, di sofferenza fisica, di delusione, insoddisfazione. Non tutti riescono a finire il Cammino, e io cmq non dovevo arrivare a Santiago, ma dovermi fermare prima ancora di Burgos, e’ difficile da accettare lo stesso.
Forse oggi ho dato il colpo di grazia ai miei piedi. Attraversare Logrono, con circa 10-12 km di asfalto e pista ciclabile, mi ha letteralmente distrutto le piante dei piedi. Piu’ di quanto non lo fossero gia’. Il dolore e’ ripreso, sempre piu’ intenso, e non finisce con il Cammino, ma prosegue nel pomeriggio, al punto che non so piu’ come mettere i piedi per trovare sollievo. Mi hanno dato pomate e voltaren, ma nulla…
Sono parecchio preoccupata per domani, anche se sto dando a tutti appuntamento ad Azofra, a 20 km da qui.
Giornata intensa. Stamattina ho camminato un buon tratto con un ragazzo spagnolo di nome Alfredo. Pero’ con la lingua non ci capivamo, e anche se avevamo la stessa andatura, a un certo punto ho sentito il bisogno di camminare per conto mio. Credevo fosse una cosa normale, ma quando gliel’ho detto l’ha presa in modo personale e mi e’ dispiaciuto molto.
Eppure e’ stato importante per me fare questo tratto per conto mio, in mezzo ai vigneti ai confini tra Navarra e Rioja, a pensare al mio romanzo, e a tutti i motivi per cui sono venuti qui. E’ stato importante e spero quindi che un giorno Alfredo capira’ che non c’era davvero nulla di personale se ho voluto camminare da sola. Che ognuno qui deve andare al suo passo.
Dopo 21 km di vigneti e campi di grano - beh, non proprio tutti cosi’ ma di sicuro quelli sono i tratti che mi ricordero’ piu’ a lungo - sono arrivata a Los Arcos, citta’ medievale nata con il Cammino, a 30 km da Logrono.
I piedi fanno ancora male, ma il dolore e’ tollerabile tant’e’ che ho mantenuto un’andatura piu’ sostenuta e sono riuscita ad arrivare per le 1230, ma, sia ben chiaro, partendo alle 6,15 del mattino da Estella! E qui ho appena scoperto che ci sono due ragazze simpatiche conosciute a Zubiri, anche loro si sono fermate per due giorni a Estella. Che felicita’ vedere facce familiari!
Albergue gestito da una signora austriaca che fa i massaggi ai piedi e per domani ci ha promesso colaizone con pane nero - dopo giorni e giorni di fette biscottate tristissime ne sono felice.
GIornata intera passata qui. Difficile lasciare i nuovi amici pellegrini, ma nel pomeriggio ne sono arrivati di altri, e tra un po’ tra questi trovero’ nuovi amici. Fra l’altro con i cerottoni anti tendinite che mi hanno messo, mi chiedono tutti cosa mi sono fatta… un buon modo di fare conoscenza!
Domani si riparte o no? ancora non lo so, ora fa male anche il tallone…
Come ci sono arrivata qui non lo so. MA anche oggi ce l’ho fatta. Ancora dolore, dolore, ma ho ritrovato PAblo, e fatto un pezzo di strada con Magdalena e Kasia - fantastici tutti. Arrivo a Estella quasi trascinandomi e passo un’ora e mezza alla sede della croce rossa dedicata ai pellegrini dove mi dicono che devo stare ferma un giorno. Domani insomma non riprendo a camminare. Vediamo cosa accadra’ dopo.