November 2006

Oslavje 2001 - Radikon

Si compiacciono

I sensi istigando

Meditazioni

Come prepararsi alla fiera Più Libri, Più Liberi

Più libri, più liberiLa settimana prossima, nei giorni del ponte dell’Immacolata, si terrà a Roma la fiera della piccola editoria, Più Libri, Più Liberi. Dei vantaggi che comporta partecipare a queste fiere ne ho parlato già altrove, ma per altri settori - primo su tutti quello del vino.

Io sarò presente alla fiera in prima battuta con il Circolo letterario Bel-Ami. Tra lettori appassionati e aspiranti scrittori avremo un’ottima base per promuovere le tante attività del circolo. In questi giorni stiamo organizzando le nostre presenze per coprire tutto l’evento e stiamo ultimando le bozze per il materiale promozionale - brochure e segnalibri - che distribuiremo in fiera.
Ma come si dovrebbe preparare invece un aspirante scrittore che si presenta in fiera? C’è un concetto fondamentale che bisogna ricordare: l’editore che ha preso uno stand, ha investito nella fiera perché vuole vendere - tutta la sua concentrazione sarà quindi focalizzata verso la vendita diretta ai visitatori e quella fatta ai distributori. Il vantaggio delle fiere è infatti quello di raccogliere nello stesso luogo tutti gli attori principali del mercato.

Cosa può fare quindi un aspirante scrittore che vuole farsi pubblicare? Di certo non presentarsi con una copia del manoscritto. Nei cinque minuti scarsi che l’editore o suo rappresentante gli dedicherà, quest’ultimo potrebbe perdere una vendita, e questo equivale a mettere in cattiva luce il lavoro, che magari è ottimo, dell’aspirante scrittore.

Piuttosto, la fiera può essere un’ottima occasione per studiarsi per bene i titoli che vengono proposti dalla casa editrice, e capire quale potrebbe essere effettivamente interessata al lavoro che si vuole proporre. In questo modo, quando si manderà il manoscritto, si potrà presentare il proprio lavoro in un modo personalizzato per la casa editrice interessata. Un po’ come quando si studia bene l’azienda e la sua mission prima di mandare un curriculum vitae e una lettera di presentazione. Poi, perché no, se c’è l’occasione si può pure scambiare due chiacchiere e creare in modo discreto un piccolo contatto.

I give you no potato

Ispirato a un fatto realmente accaduto
Entro in un café a due passi dall’università di Londra. Me l’ha segnalato mio fratello.
“Non ti puoi sbagliare. Ha l’insegna rossa e si chiama E-roma - credo che abbiano un po’ di problemi con lo spelling”.

Fuori c’è parecchia polizia. Stasera gioca la squadra locale a due passi da qui, e anche se per la squadra si tratta di un’amichevole, i tifosi sono agguerriti come se si trattasse di una finale di campionato. Dentro invece ci sono solo studenti e profumo di tisana Twinings Echinacea & Raspberry. Mi avvicino al bancone dove sono esposte salse e insalatine di tutti i tipi: tanta maionese, chili di spezie, tonnellate di aglio. In effetti i titolari sembrano essere arrivati a Londra appena ieri.

Comincio a guardare sul tabellone dei piatti a disposizione, e un misto di freddo e nostalgia mi spingono a chiedere una jacket patato fumante, una di quelle patate fatte arrosto, spaccate in due e poi riempite, nel mio caso, di pollo e mais.

Mi siedo a un tavolino accanto alla porta. È l’unico libero. Tiro fuori il mio libro e alterno la lettura di Coetzee alla chiusura della porta che nessuno si degna di chiudere bene dietro di sé. Intanto il tipo che sta al bancone tira fuori una gigantesca patata evidentemente precotta e procede alla sua farcitura per poi passarla nel forno. Continuo a leggere e a chiudere la porta. Dopo qualche minuto il tipo si avvicina al mio tavolo. Istintivamente prima lo guardo in viso, poi abbasso lo sguardo e mi rendo conto che è arrivato a mani vuote.

“I give you no patato”, dice.
Rispondo con uno sguardo interrogativo. Lui ripete:
“I give you no patato.”
La frase l’ho capita, penso. Non capisco però perchè, e allora gli chiedo spiegazioni.
“Potato no good. I give you no patato.”
Insomma, la patata è andata a male, così mi offre di scegliere fra una moltitudine di panini, ciabatta, toast, pane bianco, pane integrale, tutto ciò che voglio. Scelgo il mio panino tostato che arriva dopo pochi minuti, circondato da quattro assaggi di insalate. Mangio e leggo. E ogni tanto chiudo la porta.

Epilogo
Sono circa due giorni che sono bloccata a casa. Letto bagno, bagno letto.
Evidentemente “potato no good”, ma neppure il panino.

Tutti a colazione da Figo’s…

Con un nome così, mi potevo forse perdere questo piccolo gioiello con divani mega-galattici e un “ignorantissimo” English breakfast che solo ora, forse, spero, sto digerendo?

Finalmente stamattina io e mio fratello abbiamo avuto un po’ di tempo da passare insieme, senza amici parenti e amici di parenti. Colazione a Crouch End, non distante da dove abita lui. Una bella chiacchierata, di quelle che tra una cosa e un’altra, non ci capitava da tempo: programmi per il Natale - quest’anno la Vigilia polacca si fa da me - un po’ di pettegolezzi sulle nostre cugine inglesi che per la loro simpatia passerebbero con un niente il casting per le sorellastre di Cenerentola, progetti per il futuro, lavoro, amori in corso. Tutto quello che nel migliore dei rapporti si condivide, tra fratelli, solo che nel nostro caso si tratta di concentrare tutto in poco, pochissimo tempo.

Una colazione lunga, un pranzo breve.

E poi ognuno di nuovo sulla sua strada, che ogni tanto si incrocia con l’altra, ogni tanto no.

La visita lampo a Londra sta gia’ per finire

Questi giorni sono volati, e il tempo passato su internet e’ stato infinitesimo, al punto che sono riuscita giusto a controllare la posta elettronica.

Il poco tempo a disposizione mi ha indotto a concentrarmi sulle cose che amo di piu’ qui a Londra: una cena con mio fratello e i suoi amici, una passeggiata al mercatino domenicale di Greenwich (dove ho scoperto che la Goddard Pie House, uno dei miei ristorantini preferiti qui a Londra, e’ stata chiusa) e ieri una passeggiata lungo il South Bank centre, incrociando scolaresche che presumibilmente andavano e rientravano dalla Tate Modern, business men sudatissimi, in tenuta da corsa, con o senza pancia, una manciata di turisti e tante persone in ordine sparso, abbastanza da farti chiedere: ma lavorano? hanno un part-time? sono disoccupati? che ci fanno qui a quest’ora?

Poi una visita lampo alla National Gallery per rinfrescare il mio ricordo di opere come quelle di Duccio da Buoninsegna ma anche di Turner, e poi di nuovo verso casa, su un treno da Charing Cross, circondata da pendolari e da libri, giornali, edizioni serali dei free press (!!!) e cellulari manipolati allo sfinimento.

Stasera doppio spettacolo alla London Metropolitan University, ma di questo magari scrivero’ una volta rientrata a Roma, o meglio ancora mi ispirera’ qualche componimento. Staremo a vedere.

Eccone un’altra

Sono arrivata a Londra ieri, verso l’ora di pranzo. Volo in orario, ma poi all’arrivo ho trovato il caos piu’ completo al controllo passaporti. Non una fila, ma una massa informe di gente e un’ora intera prima che mi controllassero il documento. All’uscita mi attendeva un autista con uno di quei cartelli col cognome scritto sopra. In realta’ non sarebbe neppure servito: con un quadro enorme sotto braccio ero altamente riconoscibile. Ci siamo cosi’ diretti verso Piccadilly, dove dovevo consegnare il quadro per una mostra. Un’altra ora di viaggio con l’autista che parlava appena l’inglese ma che tutto sommato le strade le conosceva. Arrivata a destinazione ho consegnato il quadro e ho proseguito risalendo la Piccadilly in direzione West End.

Negli ultimi tempi mi e’ capitato di fare viaggi da pellegrina o comunque in abiti ultra sportivi. Stavolta no. E la differenza di trattamento ricevuto si e’ vista, fin quasi all’arrivo a casa di mio fratello. In realta’ non ci sono stata subito. Lungo la Piccadilly c’e’ la mia libreria preferita (una di quelle della catena Waterstones) e anche se non avevo acquisti da fare, o almeno cose’ credevo, sono entrata a sbirciare. Il fascino delle librerie multipiano e’ come un fiume in piena, difficile da arginare. Ho cominciato cercando un libro di Coetzee, che non ho ancora mai letto, e poi, sullo stesso piano della sezione “Fiction”, c’era l’area dedicata ai Reference books. Il resto, se fosse un post a se’, si potrebbe intitolare con “Come spendere 50 sterline in libri nel giro di 30 minuti o meno”.

Mi sono avvicinata alla sezione “Writing”, e li’ ho dato ennesima prova della mia dipendenza da libri. Ecco i miei ultimi acquisti:

  • First draft in 30 days (di Karen S. Wiesner)
  • Description & setting (di ROn ROzelle)
  • Beginnings, middles & ends (di Nancy Kress)
  • Writing Poetry (di John Whitworth)

Perche’ comprare un libro su come si scrive poesia in inglese? Perche’ no?

Arrivata alla cassa ero piu’ imbarazzata di un accanito lettore di riviste pornografiche. Avessi avuto i soldi, avrei mischiato i miei libri da aspirante scrittrice in mezzo a foto-libri di Justin Timberlake, guide della Lonely Planet e l’ultima guida pocket di Hugh Johnson. Invece no, a testa quasi alta ho dato i libri alla cassiera, che ha lanciatoalla collega  uno sguardo in cui si poteva leggere a chiare lettere “Eccone un’altra”.

Zaino in spalla… insomma

Di nuovo in partenza, stavolta per un viaggio lampo, pochi giorni a Londra, e senza zaino ma un trolley che fa molto più chic… Sono giorni strani, e il titolo non è a caso. Perché in questi giorni mi è capitato spesso di ripensare all’ultimo viaggio fatto con lo zaino in spalla. E a tre pellegrini molto speciali che ho incontrato lungo il Cammino.

Il primo, è un pellegrino che ho scoperto in questi giorni perché alla fine, a parte due battute scambiate a Portomarin iniziate peraltro con un poco romantico “Scusa, hai del betadine?” quasi non ci eravamo parlati lungo la via. Però certe volte lo senti che una persona è bella dentro, anche se magari non ne hai subito la conferma.

La seconda, è stata l’amica dell’ultima ora, conosciuta sul finire, mentre tiravo le somme della mia esperienza e del conto in una trattoria di Fisterra. Ci siamo conosciute alla fine del mondo, e ora lei dall’altra parte del mondo va a vivere (ironia della sorte?), ma so che non la perderò.

Il terzo, è stato quello che si è portato via un pezzo del mio cuore mentre ancora eravamo in Galizia, forse in un momento in cui mi sono distratta, barattandolo magari con quel fiore regalato verso Palas de Rei per motivarmi ad andare avanti. Quello che mi ha chiesto di pensarlo arrivata a Fisterra, e che sto continuando a pensare anche a distanza di mesi.

A questi tre amici così nuovi e così unici auguro di avere sempre quel viso sereno che viene quando sei in Cammino.

Malvasia del Lazio 2005 - Cantina San Tommaso

Naso e bocca
Tutto un “abbastanza”
Di sensazioni.

Questo haiku partecipa al Vino dei Blogger, lanciato da Imbottigliato all’origine per la Wine Blog Association.

Prezzo a scaffale € 2,69.

Ma dove si nasconde la nuova idea?

di Slawka G. Scarso

Con mezzora di anticipo uccido il tempo
In un safari urbano, a caccia d’ispirazione.
Ma dove si nasconde la nuova idea?

Forse nell’acqua che gorgheggia in una fontana?
All’ombra piatta di una statua a mezzogiorno?
Nelle sigle senza apparente senso,
Tra le carte sparse in una macchina disordinata?

Nella ricerca, scovo ogni più piccola cosa
Ogni pezzetto di carta accartocciato e buttato a terra,
Scrigno segreto di una gomma
Che ha già ceduto tutto ciò che possedeva.

Ogni rossetto rimasto indelebile
Su un mozzicone di sigaretta spenta da tempo,
Ogni filo d’erba che spunta spavaldo
Nelle pieghe di vecchiaia dell’asfalto.

Ogni cosa smarrita, da altri ritrovata,
Acquista nuovo valore,
Come una moneta persa sulla strada:
Cinquanta centesimi appena
Per far sentire fortunata una persona.

E un pezzetto di carta appoggiato sulla pietra
Diventa calamita dei miei pensieri increspati.

Il pranzo di un’aspirante scrittrice

Ultimamente il mio pranzo lo passo così: sul balconcino con veranda di casa mia, guardando il mare - lontano ma si vede comunque - seduta su una sedia pieghevole di IKEA, tenendo in bilico il mio pranzo, una tazza di tè nero, caldissimo, e un libro. Mentre mi godo i raggi ormai tiepidi del sole riesco a staccare da tutto - grazie anche a un adeguato sottofondo musicale. La settimana scorsa erano i Notturni di Chopin, questa, le melodie indiane di Ravi Shankar.

Atmosfera molto bohemienne, lo ammetto, ma per smorzare i toni mi basta dire cosa sto leggendo: niente di particolarmente profondo, ma puro piacere evasivo – peraltro parecchio divertente – The Jane Austen Book Club.

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