January 2007
Monthly Archive
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Note di bosco
Dalla terra ai frutti,
Ci deliziano.
“Guardi, non è proprio così che si fa. Dia a me,” disse la Dottoressa Lissini strappando di mano la spazzola all’apprendista parrucchiera.
“Vede? Così,” mostrando il gesto appropriato e sbuffando.
Era l’ennesima parrucchiera che cambiava, e se da un lato non riusciva a capire per quale motivo nessuno riuscisse più a fare una piega decente, dall’altro ricordava bene ai tempi delle medie chi tra le sue compagne sceglieva di fare quella professione. Non erano certo le più brillanti. Per carità.
Lei, ad esempio, non avrebbe mai pensato di fare un corso da parrucchiera. A dieci anni aveva già pianificato di studiare al liceo classico, poi laurearsi in giurisprudenza e poi ancora, perché no, fare un master, magari negli Stati Uniti.
Intanto, l’apprendista, una ragazzina di 16, 17 anni al massimo, si stava velocemente colorando di un rosso acceso mentre litri di lacrime si accumulavano ai lati degli occhi, pronti a creare delle rapide forza cinque. Cercò di resistere, cercò di concentrarsi. Di pensare ad altro. Di darsi sicurezza. Nulla.
Alla fine la ragazzina scappò via, nascondendosi nello stanzino dove mischiavano tinte e trattamenti e lasciando la Dottoressa Lissini con la bocca aperta, gli occhi traboccanti di rabbia, e la spazzola attaccata alla testa, in un groviglio di capelli da mettere ancora in piega.
La Dottoressa Lissini continuò a guardarsi allo specchio, a guardare la spazzola incastrata tra i capelli, e neppure lei si riusciva a capacitare delle strane storpiature che stavano assumendo i suoi lineamenti. Fu quando il suo viso ebbe perso anche l’ultimo rimasuglio di grazia che diede inizio alle urla:
“Ma non è possibile! Ma che razza di posto è questo! Ma io vi denuncio! Ma io vi porto in tribunale! Ma io…”
Subito le corse incontro una signora che aveva intravisto prima. Lavorava lì, ma non aveva il camice come le ragazze che stavano al lavaggio o alla piega. Evidentemente era la proprietaria. Continue Reading »
Seduta sulla poltrona, sollevò con cura il telefono dal tavolino affollato e se lo mise sulle ginocchia.
Alzò la cornetta con la sinistra, lasciandola a mezz’aria assieme ai ricordi delle tante telefonate che aveva fatto in quegli anni. Allungò la destra di nuovo sul tavolino, sfiorò la rubrica scansando un po’ di polvere dalla copertina ma non l’aprì. Per quello che doveva fare non aveva bisogno di ricordarsi nessun numero.
Piuttosto, prese per il collo una bottiglia trasparente che aveva riposto poco prima proprio accanto alla rubrica nella lenta preparazione di quel momento.
Impugnò la bottiglia con la sicurezza di chi quel vizio l’aveva già da anni e spinse il grilletto. Uno spruzzo deciso di liquido bluastro colpì il centro di uno straccio.
Finito con la cornetta, lucidò anche il resto del telefono.
Sul Corriere è apparsa la notizia scandalo che riporta che negli Stati Uniti, grandi classici come quelli di Hemingway verranno fatti fuori dalle biblioteca pubbliche perché nessuno li richiede, e quindi tanto vale lasciare il posto a romanzi tutta-trama come quelli di Grisham o Baldacci.
Le regole del mercato entrano pure il biblioteca e chissà, presto influiranno pure sui programmi scolastici. Ma vi immaginate se l’ennesima nuova riforma dell’esame di maturità in Italia prevedesse che agli esami si portasse anche uno dei “romanzi” della Litizzetto? E poi dico, ma da quale pulpito parliamo noi italiani se le biblioteche qui sono aperte negli orari più comodi ai dipendenti, e non a chi ci deve andare?
Approfitto dell’occasione per segnalare questo racconto stupendo di Zop… E’ così in tema da far paura…
2 comments Slawka G. Scarso | Diario di una scrittrice esordiente
E’ stata una fine dell’anno diversa, quella di ieri, ma tutto sommato non avrei potuto immaginare un’altra scelta rispetto a quella fatta passando parte della serata, fino alle 10, con la Comunità di Sant’Egidio. Ieri ho dato la mia irrisoria collaborazione a chi, settimana dopo settimana, va a dare da mangiare ai poveri. E non solo alla fine dell’anno.
Come in tutte queste esperienze, probabilmente ho avuto più di quanto non sia riuscita a dare porgendo fette di pandoro e versando spumante per brindare tutti insieme.
Vorrei evitare tutte le cose già dette, i luoghi comuni che ruotano attorno al “fare del bene”, o tentare di farlo, per fare il mio semplice augurio (peraltro mutuato a Marketingdelvino.it), che poi è l’augurio che faccio pure a me:
Che il 2007 abbia per tutti noi la stessa carica di cose splendide che hanno avuto gli anni passati, che consolidi gli affetti che già abbiamo nelle nostre vite, che rafforzi le nostre carriere e confermi i tanti doni che abbiamo già ricevuto nella nostra vita. E che in più ci porti quella cosa particolare che magari chiediamo già da un po’, ma che finora non era ancora arrivata.
Buon anno a tutti.
0 comments Slawka G. Scarso | Diario di una scrittrice esordiente