March 2007
Monthly Archive
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E così sono arrivata a sabato, con 50.000 battute in più all’attivo, che si vanno ad aggiungere a quel poco (molto poco) che avevo già scritto nei mesi precedenti. Scrivo il pomeriggio, il computer sempre nello stesso punto, gli occhi che quando si alzano dallo schermo vedono sempre lo stesso famoso palazzo.
So più o meno dove voglio arrivare, ma non so come ci arriverò. Non ho una traccia definita nella testa. Uno schema che mi indichi chi, cosa, dove, quando e perché. A volte mi metto al computer e ho la strana sensazione che ci sia qualcuno a dettare: io divento solo il “mezzo” che digita le parole in una certa sequenza.
E di solito quella sequenza ha un senso compiuto.
0 comments Slawka G. Scarso | Diario di una scrittrice esordiente
Breve storia dei trattori in lingua ucraina non parla solo di immigrazione, ma di immigrazioni. Emerge infatti una distinzione che solo chi è immigrato conosce: una distinzione che si basa sul periodo in cui ogni ondata di emigranti ha lasciato il proprio paese. Così l’autrice traccia un profilo, a tratti spassoso nelle sue scene tragicomiche e a tratti capace di coinvolgere emotivamente fino alle lacrime, di origini comuni ma al tempo stesso completamente distinte, unite da un matrimonio di puro interesse.
I protagonisti di questo “amore” sono il padre ottantaquattrenne della narratrice, un ingegnere di origine ucraina arrivato nella provincia inglese dopo la seconda guerra mondiale, e una prosperosa donna, anche lei ucraina, cinquant’anni più giovane di lui, immigrata dei giorni nostri… CONTINUA a leggere il mio articolo sul Pendolo
Lo dico sottovoce, e un po’ ho paura… Oggi ho ricominciato a scrivere. Non più racconti brevi, non più poesie ermetiche. Un progetto grande, un progetto per il quale mi sono data sei mesi, qualcosa di meno ormai.
Non dico di più. Non dico se c’è un titolo, non dico se c’è una trama. La creatività è come la fiamma di una candela. Basta uno spiffero e si spegne. Così parlo sottovoce.
4 comments Slawka G. Scarso | Diario di una scrittrice esordiente
Narcisi, nacquero qui i monti
Correndo in discesa libera
Verso lo specchio della baia
Nel vano tentativo
Di tuffarsi nel loro riflesso.
Lucente di neve,
Rigoglioso di verde.
E come a provocare
Ulteriormente
La loro vanità, sorsero
A Vancouver i grattacieli,
Pareti infinite di vetro,
Specchio oltre lo specchio,
Irraggiungibile aspirazione
Di quei monti narcisi.
3 comments Slawka G. Scarso | Con o senza rima, Zaino in spalla
You make me laugh.
To me,
That’s quite enough.
2 comments Slawka G. Scarso | Con o senza rima, English please
E sono di nuovo qui, ad affacciarmi su un vulcano estinto…
Gli ultimi giorni canadesi sono stati un correre frenetico, come i primi del resto. Tra la prova di verifica da preparare e correggere, tra le esercitazioni da organizzare e le gite finali il tempo è volato.
Sabato scorso forse è stato il giorno più memorabile di tutti. Partenza alle nove e qualcosa con un idrovolante, decollo e vista Vancouver - quasi si potevano sfiorare i grattacieli con la mano. E poi l’atterraggio in quel gioiello della baia di Victoria, mezz’ora più tardi. Quello sì, che è volare.
Victoria è una cittadina costruita in epoca, guarda caso, vittoriana. Nel corso degli anni è riuscita a mantenere un accento British, un misto tra Brighton (ma senza pier) e un cupo castello scozzese - l’Empress hotel. Tanto per cambiare, ha piovuto quasi tutto il tempo, ma ho trovato riparo prima nel Museo della British Columbia e poi nell’Empress hotel. Nel museo, con il mammouth, con la sezione interattiva dedicata al clima, con la mini città tardo ottocentesca ricreata a dimensione reale, ero una spugna pronta ad assorbire ogni informazione. E la sezione dedicata alle First Nations (le nazioni indiane) era così coinvolgente da essere inquietante… Nel primo pomeriggio ho preso il té all’Empress hotel, col sottofondo della musica di un pianoforte a coda, i lampadari giganteschi che pendevano dal soffitto, le posate d’argento e la sensazione di aver fatto un passo indietro nel tempo, di cent’anni o giù di lì…
Una toccata e fuga fuori del tempo, prima di tornare a Vancouver a fare i bagagli. E ora sono di nuovo qui, nel Vecchio e confortante Continente…

Mi finisco di preparare per la lezione di oggi dopo un weekend estremamente rinfrescante, per il corpo e per lo spirito. Nei due giorni liberi mi sono divisa tra il museo di antropologia, le spiagge di Kitsilano, una visita a teatro per vedere una commedia spassosa a Granville Island, culla della cultura di Vancouver con le varie accademie e le gallerie d’arte, e poi ancora ieri una gita in bici allo Stanley Park dove ho visto da vicino vicino un picchio e addirittura un’aquila. E poi costeggiando la baia fino a Gastown. Ho passato dei momenti simpaticissimi con alcuni degli studenti, e non lo dico perché so che qualcuno di loro rischia di dare un’occhiata da queste parti.E’ stato insomma un weekend che mi ha fatto bene, mi ha ispirata - soprattutto i totem nel museo di antropologia, ma anche la gente che ho avuto modo di conoscere meglio, e quella che ho potuto osservare, nascosta dietro il mio libro (dopo aver divorato “Come Dio Comanda” di Ammaniti sono passata a “Breve storia dei trattori in lingua ukraina) o la mia moleskine…