April 2007
Monthly Archive
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Ecco i miei rimedi preferiti al blocco dello scrittore “versione leggera” - per quella cronica ovviamente la questione è più delicata.
Forse saranno metodi strani, ma del resto le idee migliori mi vengono quando mi lavo i denti…
Qualcuno ha altri rimedi da suggerire?
11 comments Slawka G. Scarso | Diario di una scrittrice esordiente
Dove sto andando? Ma soprattutto, dove sto portando i miei personaggi?
E il mio personaggio principale sta davvero cambiando nel corso della storia? Piuttosto che bloccarmi definitivamente, perché sì, sono due giorni che scrivo poco, torno indietro. Comincio prima del previsto a rivedere ciò che non va. Altrimenti rischio di sbattere la testa contro un muro di gomma.
Di gomma, quindi fisicamente fa meno male, ma nell’impatto il cuore rimbalza fuori dal corpo. Si schianta a terra e io lo guardo immobile. Immobile io, immobile il mio cuore.
5 comments Slawka G. Scarso | Diario di una scrittrice esordiente
Era un po’ che volevo scrivere di questo libro. Trovato su ordinazione sotto l’albero di Natale, l’ho letto quando ero a Vancouver. Un po’ pesante da tenere in valigia ma con le sue quasi cinquecento pagine pensavo che mi sarebbe bastato per quelle due settimane.
Grande errore. I libri non si valutano in base al loro peso, dopo tutto. L’ho divorato in pochi giorni stravolta dalla capacità che ha Ammaniti di far ridere in un paragrafo e terrorizzare a morte nel successivo. Come Dio Comanda riesce a mantenere un ritmo serrato dall’inizio alla fine. Riesce, ed è questa la cosa che più mi ha colpito, a portare avanti la trama e le tante sottotrame senza perdere mai il lettore: le storie si intrecciano, si aggrovigliano, si accavallano grazie a una tecnica narrativa impeccabile. E alla fine Ammaniti risolve magistralmente ogni micro-storia che compone quella principale.
Un libro da leggere ma anche da studiare.
La metà - e purtroppo l’accento in questo caso non è un refuso - è stata raggiunta. Più o meno. Per ora le idee continuano ancora ad arrivare anche se ogni pomeriggio, prima di mettermi davanti al computer, c’è sempre quel filo di tensione che mi fa chiedere: arriveranno pure oggi le famose 10.000 battute?
E poi arrivano, ma la metà fa sempre più paura dell’inizio e della fine: l’inizio, una volta superata la paura del foglio bianco, ha la spensieratezza delle cose fresche, nuove. La fine è la stella polare che ci guida per tutta la durata della prima stesura (e speriamo che non sia nuvolo). La metà, è tutto quel nero che c’è in mezzo… perché in un romanzo la metà di fatto può rappresentare i 3/4 del libro. So da dove sono partita, so dove voglio arrivare, ma come? Così in questo weekend ho divorato uno dei miei quindici manuali del bravo scrittore. Questo si intitola Beginnings, Middles & Ends. Un bel manuale all’americana, di quelli stracolmi di trucchi che se poi manca il talento sono tutti inutili, ma se sto scrivendo è perché il mio cuoricino spera di averlo, questo dannato talento! Trucchi su come far continuare ad accadere qualcosa e come scegliere cosa raccontare e cosa no, quali scene includere e quali raccontare e basta e così via… Trucchi su come sviluppare il personaggio durante la parte centrale del romanzo.
La maggior parte dei miei manuali del bravo scrittore li (ri)leggerò durante la seconda stesura del romanzo. Per ora mi preme arrivare alla fine. Beginnings, Middles & Ends però è un’altra cosa, perché la metà, è la metà.
0 comments Slawka G. Scarso | Diario di una scrittrice esordiente
Ieri parlavo con un mio compagno di disavventure letterarie e in realtà è un discorso che va avanti già da un po’. Secondo lui, non c’è tecnica narrativa che non sia già stata inventata e utilizzata da qualcun altro, non c’è nulla che non sia già stato detto. Di conseguenza, in mezzo alla marea di gente che tenta di pubblicare cose “vecchie” l’unico modo per emergere non è l’originalità ma il contatto, meglio ancora i contatti.
Non ho idea di cosa serva realmente per emergere per il semplice motivo che non sono ancora “emersa”. Al tempo stesso non posso però credere che tutto sia già stato detto e fatto. Se ciò fosse vero, allora che senso avrebbero duemila anni di opere artistiche che raffigurano sempre la stessa Natività, la stessa Crocefissione? E per quanto riguarda la letteratura, le case editrici non avrebbero dovuto forse chiudere i battenti dopo l’uscita dei saggi di Propp? Se ogni narrativa è riconducibile a pochi schemi, che senso ha continuare a mischiare le carte?
Ammettere questa cosa vorrebbe dire negare l’unicità di ognuno di noi. Vorrebbe dire negare la possibilità di dimostrare a tutti che siamo diversi e in quanto diversi siamo speciali. Certo, magari si può pure pensare di aver avuto una “trovata” eccezionale solo per scoprire subito dopo che l’ha già usata qualcun altro, magari pure famoso [a me è capitato proprio ieri e da lì è nato questo discorso]. Ma non credo al tempo stesso che un’opera che abbia aspirazioni letterarie si possa basare solo su un’unica trovata. E’ dal mix di “innovazioni”, magari innovazioni di altri, non nostre, che nasce e cresce un’opera narrativa. Almeno spero, perché altrimenti mi sa che i miei sogni pomeridiani se ne andranno presto in fumo…
8 comments Slawka G. Scarso | Diario di una scrittrice esordiente
di Slawka G. Scarso
Ho camminato
Per centinaia di chilometri
Su sentieri impervi,
Sull’asfalto che scioglie le suole.
Scavalcando sassi, superando ponti.
Ho camminato
Nel buio che precede l’alba
Sotto il sole che brucia la pelle.
Uno zaino sulle spalle
Un bastone a sorreggere
Il peso dei miei pensieri.
Ho camminato
Per centinaia di chilometri
Per lasciarmi dietro
Il mio vecchio amore
Come un sassolino poggiato
In mezzo al sentiero,
Che è diventato freccia
Insieme agli altri sassi
E ora mi indica
La direzione
Da seguire.
Dedicato a uno dei motivi per cui sono andata a Santiago de Compostela
Le più belle leggende indiane della British Columbia giunte a noi in lingua inglese non hanno certo alcuna pretesa antropologica. Il loro merito spetta a due personaggi, due menti eclettiche vissute in periodi diversi, che attraverso il loro sangue misto sono stati capaci di creare un ponte fra le culture: Emily Pauline Johnson e Bill Reid. Metà inglese, metà Mohawk lei, e metà europeo e metà Haida lui, nei loro racconti racchiudono la stessa poesia che ci si può immaginare venga trasmessa quando le leggende vengono tramandate oralmente.
Malgrado queste simili basi di partenza, nelle loro raccolte più famose c’è un sentimento completamente diverso. In Legends of Vancouver, ultima opera di E. Pauline Johnson, pubblicata per la prima volta nel 1911, si raccontano le leggende narrate all’autrice dal capo Joe Capilano appartenente agli Squamish. Qui ogni storia si arricchisce del modo.. Continua a leggere il mio articolo sul Pendolo
Sono appena rientrata a Roma dopo una toccata e fuga lucana. Ero lì per lavoro ma sul finire della mia permanenza in Basilicata mi hanno portato a sopresa a vedere Craco Vecchia.
Un paesino arroccato sua una collina d’argilla, crollato in gran parte con il terremoto dell’80 e successivamente abbandonato. Mentre camminavo lungo i viottoli, l’erba che cresceva ovunque allargando le maglie già allentante dal terremoto, il sole si stava velocemente abbassando, aggiungendo una luce crepuscolare a un’atmosfera che già lo era. Insieme a me, il tutor del corso e una capretta piccola piccola che sembrava essersi innamorata di me. Mi camminava a fianco, lasciava che io avanzassi, poi correva per raggiungermi, ma senza mai superarmi. Un rapporto di fiducia creato in un attimo appena, mentre il sole andava a nascondersi, inghiottito dalla terra come era già stato per le vite e i ricordi che gli abitanti di Craco si sono lasciati dietro abbandonando loro malgrado il piccolo paese.
L’altro giorno ho scritto un racconto breve breve per BellamiRacconti. Una cosa scritta forse troppo velocemente, ma che mi ha fatto capire qualcosa. Nel bel mezzo del racconto, la protagonista, tale Livia, cambiava nome. Non c’ho neppure fatto caso finché non ho pubblicato il racconto/commento. Il nome? Quello del personaggio principale del mio romanzo.
Ora il nome l’ho corretto, di quell’errore non resta nulla, se non “commento eliminato dall’autore”. Non importa, perchè quel piccolo evento mi ha fatto capire una cosa: sono entrata nel personaggio.
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