May 2007

Odore di pioggia e vapore

Odore di pioggia e vaporeDalle finestre spalancate
Entra odore
Di pioggia e vapore.

Poi torna il sole
E i fiori abbattuti
Si fanno prepotenti,
Inebriano l’aria calda,
Stordiscono i sensi
Come continui tormenti.

Fuori il tepore
Non può superare
Il calore che ha invaso
Il mio cuore.

Cosa aspetti a tornare?

A occhi chiusi potrei

di Slawka G. Scarso

A occhi chiusi potrei
Sempre vedere
Quella linea perfetta
Che segna le tue labbra
Quella soffusa
Che marca la tua fronte.
Quel punto delle tempie
Dove nascono i tuoi occhi,
Così scuri, lucenti.
Quel punto dove vorrei
Posare le mie labbra,
Lasciarle lì.

A occhi chiusi potrei
Tutto questo perchè
Non ho più bisogno di guardarti.

Sei già dentro di me.

Stesura silenziosa

E’ già qualche giorno che non racconto più come sta andando il romanzo. Il mini blocco dello scrittore è passato, quello sì, ma la stesura continua piano piano, complici anche le non poche distrazioni, e per fortuna non tutte spiacevoli! Altro che le 10.000 battute degli inizi. Forse è anche meglio così…

Dirigere lentamente il romanzo verso la sua chiusura è di una complessità spaventosa, ma dopo tutto non avevo mai pensato il contrario. A piccoli passi devo portare me stessa, e quindi in futuro il lettore, speriamo, verso la degna conclusione di tutto. Stando attenta a non perdermi un pezzo per strada, a non lasciare cose in sospeso. Facendo insomma in modo che alla fine nessuno si chieda: “sì, ma a quell’altro tipo, quello che aveva menzionato a metà libro, cosa diavolo è successo?” E al tempo stesso senza farmi prendere dall’impazienza di finire, in un capitombolo che punta dritto alla parola fine.

La grammatica di un amore che nasce

C’è forse un amore che nasce
Quando lo spazio finisce
Tra un aggettivo possessivo
E uno vezzeggiativo?

Insolia Sicilia Igt 2006 - Tenuta del Nanfro

Principia con
Vulcanica ginestra
La dolce sera

Eppur non riesco

Eppur non riesco
A fuggire
Dai tuoi occhi
Sorridenti,
Due righe sottili ai lati,
Regalo dei momenti
Più divertenti.

Vorrei correre via ora

BigliaVorrei correre via ora,
Ma sempre divento
Biglia che scivola
Nella stessa pista:
Incapace di risalire
Pareti lisce,
Senza appiglio
Che con un solo passo
Potrei superare
Se solo non fosse amore.

Foto di Pinxess

3 febbraio 2007

La creazione secondo l’arte degli indiani Haida

The raven and the menThe Raven and the men rappresenta uno dei miti più importanti per la cultura Haida, appartenente alle popolazioni indiane della British Columbia: quello della creazione. In quest’opera di Bill Reid, scolpita nel cedro giallo e ultimata nel 1981, viene rappresentato il Corvo, il dio creatore degli uomini, bizzarro, solitario e al tempo stesso ossessionato dal sesso, dopo il grande diluvio. Il Corvo secondo il mito che ha dato ispirazione a quest’opera, trova su una spiaggia una conchiglia: all’interno di questa ci sono dei piccoli uomini. Come nella mitologia greca, ripresa ad esempio nella Venere di Botticelli, anche qui viene rappresentata la nascita da una conchiglia che affiora dall’acqua (elemento cardine della mitologia indiana di questa zona). Rispetto alla Venere di Botticelli tuttavia, l’attenzione è rivolta a manifestare non la bellezza ideale, superiore, ma l’umanità più vera. Così ciascuno dei piccoli uomini cerca di farsi largo per uscire dalla conchiglia e scoprire il mondo. Una metafora di come si comportano gli uomini quando sono messi alla prova.

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Fado per un amore non ancora nato

C’è un vuoto che aspetta solo
Di essere riempito da te.
Eppure non ti conosco,
O forse non ti ricordo.

Persi, i tuoi lineamenti, tra i miei deliri
e i ricordi di una vita in attesa.
Quando ci incontreremo, finalmente,
Ti riconoscerò?

*** esperimenti con la saudade ***

Il finale…

No, non ci sono ancora arrivata! Anche se lentamente comincio a indirizzarmi verso quel punto. C’è già chi si raccomanda di starci molto attenta, perchè con un finale scritto male si può rovinare un libro che altrimenti poteva essere pure buono. E quanto è vero! Giusto l’altro giorno ho finito di leggere un romanzo di un autore inglese che in altre sue opere (inclusa una commedia teatrale) mi era piaciuto da matti: Michael Frayn. Ho letto il suo A private life, un romanzo che pur essendo ambientato in un futuro lontano non riuscirei a definire fantascientifico. Un romanzo breve, che mi è piacuto fino al… finale.

Perché terminare un romanzo con “Ma questa è un’altra storia…” e i puntini puntini c’erano per davvero è come dire: mi sono rotto di scrivere, non so come chiudere questo romanzo e così ti mollo qui, mio caro lettore. Ho sentito di aver buttato il tempo a leggere quel libro. Forse però è un segno del destino, perché ora starò ancora più attenta al mio finale. Quando ci arriverò, è inteso.

Foto di Penny Mathews