August 2007
Monthly Archive
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Se esistesse un’altra vita
Sarei certa di averla vissuta con te.
Come potrei spiegare altrimenti
La mancanza di un uomo
Di cui non conosco
Il sorriso, lo sguardo, le carezze?
Di cui non conosco così bene l’odore
Da sentirlo sulla mia stessa pelle?
Di cui non conosco il sapore
Tanto da poterlo gustare ancora
Sulle mie labbra?
Eppure sento il tuo sapore e il tuo odore,
E vedo le tue mani, i tuoi occhi e il tuo sorriso,
Indefiniti come un sogno
Che si dimentica al mattino
Lasciando una sfumatura amara
Alla più dolce delle illusioni.
E così è iniziata la mia odissea domenica verso le 5 del pomeriggio quando ci hanno caricati su un pullman e scaricati al porto davanti all’aliscafo. Il mare era più clemente, ma neppure troppo, e sul finire del viaggio, a due bracciate da Ibiza o quasi, stavo per cedere anch’io, suggestionata dai salti dell’aliscafo stile montagne russe (con onde e spruzzi a corredare il tutto), e dai viaggiatori che ahiloro non avevano retto la traversata…
All’aeroporto di Ibiza siamo stati travolti, noi, abituati ormai a vedere nudisti & co, da una folla di fomentati con stivali, sombreri, cappelli da cowboy che da giorni spendevano somme assurde in biglietti d’ingresso alle varie discoteche (e non solo in quelli) e ancora avevano la forza di commentare su questo e quel deejay ascoltando musica con l’mp3 e condividendola con gli altri viaggiatori, volenti e nolenti, grazie alle casse portatili con la funzione MegaBass…
Le hostess della AirEurope/Volareweb avevano dei bronci da paresi facciale, se ti azzardavi a chiedere una cosa ti fulminavano con lo sguardo e poi ti gonfiavano di botte. Alla faccia del customer care… Intanto, stanchi e sfatti ci apprestavamo ad atterrare a Malpensa dove, miracolo, ho ritrovato il mio zaino che poi ho usato da cuscino nella notte passata al T1. Alle 5,30, Malpensa Shuttle per la stazione centrale e poi Eurostar verso Roma. Il treno è partito, e io sono crollata di nuovo sul mio zaino, che ormai aveva la forma della mia faccia…
Stamattina il tempo era di nuovo nuvolo, e il vento aveva ceduto solo di poco ed era comunque troppo per toglierci la paura di prendere il motorino. Così, zainetto in spalla, un litro e mezzo d’acqua a testa e il solito bocadillo all’alimentari sotto casa, ci siamo fatte un mini trekking a caccia di lucertole tra le saline e le dune quasi lunari intervallate solo da piante di ginepro e conifere mentre la spiaggia di Levantes era completamente deserta. Al Pirata invece c’era gente, e mi sarei pentita di aver lasciato a casa il costume se non fosse stato che l’acqua era “vagamente” fresca.
Cena in un ristorante-enoteca troppo carino e poi di nuovo al Bananas per l’ultima sera a testare sui nuovi arrivati, ancora storditi dal mare forza 9, la tecnica perfezionata durante la settimana: chiacchieri con tutti, scherzi e magari balli pure (poco), poi però sul più bello scompari…
Non si può quasi aprire le finestre, per tutto il vento che tira. E piove, piove, piove. Nel tardo pomeriggio c’è chi gira senza sapere che fare, chi si rifugia negli internet cafè, chi vaga per la città senza meta perchè tanto l’aperitivo con questo tempo è saltato e intanto chiede informazioni sul tempo dei giorni successivi… Ma i traghetti per Ibiza partono anche con questo tempo?
Dopo la frustata imprecettibile di medusa di ieri (al punto che non ero sicura si trattasse di medusa), un’altra molto più meschina mi ha preso un piede oggi a Las Roquetas. Dolore domato solo dall’ammoniaca portata in spiaggia grazie a puro sesto senso. Pomeriggio alla spiaggia di El Pirata: se ci era sembrato che non ci fosse nessuno nelle varie spiagge nei giorni passati, abbiamo capito che erano tutti qui, ammassati uno sopra l’altro. Rimini si trasferisce a Formentera, con una densità di coattoni incapaci di parlare l’italiano che quasi toglie il fiato. Ma se questa è la spiaggia dove bisogna essere, allora meglio esserci. Almeno così dicono questi.
Cena da Fonda Pepe, a San Ferran. Non si prenota, fai semplicemente la fila. Poi, se come me, fai gli occhi dolci al cameriere in età già matura vieni servita prima di tutti gli altri della sua zona e alla fine ti offre un chupito di crema catalana che non si limita a portarti, ma beve con te tutto d’un sorso e poi torna a lavorare. Il ristorante, popolarissimo, merita davvero la visita. Cena spettacolare, cernia squisita e Cava in abbondanza. Poi riposino breve breve e alle 2 del mattino di nuovo in giro con solita tappa al Bananas.
Dopo essere andate nei locali giusti ma nei giorni sbagliati, abbiamo ricevuto solo dritte per un’unica meta: il 10.7. Così, dopo una tappa al mercatino hippy di La Mola (chi ha una passione per le collane come me sarà più che soddisfatto, anche se di fatto c’è un po’ di tutto), siamo arrivate lì: bagno memorabile, frustata impercettibile di medusa e poi a tentare di far asciugare il costume in tempo per l’aperitivo.
Come usanza c’è chi arriva già docciato, cambiato e truccato, e onestamente qui non vale la regola del “con l’abbronzatura posso pure evitare di truccarmi pesantemente”. Al contrario, etti di ombretti e litri di mascara waterproof (non per l’acqua di mare ma per gli umori umani che impregnano l’aria nella zona bar, quella più ambita), coprono gli occhi del 99% delle ragazze - per il resto alquanto scoperte - mentre ragazzi dai tatuaggi sgraziati si dimenano sui tavoli mostrando pettorali lucidati dagli oli abbronzanti e acconciature stramodellate che non capisci se è questione di salsedine o se finalmente si riprenderà il mercato dei gel modellanti e della lacche fissanti.
Fuori intanto il sole tramonta e si fa buio e l’unica luce è quella dei flash delle macchinette digitali mentre ti ostini ad attraversare la terrazza sovrumana dove stipati come sardine si dimenano quelli che non hanno “preso i tavoli” e ogni tanto qualcuno ti prende per un braccio, fa finta di conoscerti, se riesce ci prova mentre tu sorridi, ti riprendi il tuo braccio e prosegui.
Tutto sommato, meglio andare nei locali giusti ma nei giorni sbagliati. Tanto poi ci si rivede tutti al Bananas…
Un ombrellone usato, comprato da una ragazza con la valigia già pronta vale molto più di 5 euro. La galanteria, poi, ha un valore inestimabile, ma questa è un’altra storia…
Con l’otite e una mezza insolazione mi rifugio sotto la tettoia di un bar-ristorante sulla spiaggia, riparandomi all’ombra di una palma, ancora con l’illusione che correggerò il mio romanzo… Poi sul finire del pomeriggio si va dritti al Blanko, a bere un mojito orribile ma quando c’è la location, c’è la location - e comunque il cameriere sorride così tanto che gli si perdona pure questa. E poi si finisce per conoscere persone davvero simpatiche (a quanto pare qui la scusa “hai da accendere” non regge, meglio puntare al più adatto “ci faresti una foto?”).
Intanto c’è chi nel sottofondo già inneggia “Solo, solo, solo Formentera,” mentre ti prepari a scoprire quella baracchina con tanto terrazzo nel cuore di Es Pujols, punto di riferimento, tappa fissa, fosse solo di passaggio, che tutti chiamano Bananas. Quel locale che in certi momenti trabocca così tanto di persone che qualcuno quasi rischia di cadere dal terrazzo o dalle scale mentre dentro, nella baracchina, appunto, c’è chi balla, e salta e si dimena, separato solo da un’enorme finestra che fa tanto visita all’acquario e documentario del National Geographic.
Guardi a levante (spiaggia di Llevantes) e trovi la burrasca, il mare mosso e cinque tizi che per tenersi impegnati giocano al salto della cavallina e forse si sarebbero dovuti fermare a Ibiza (questa è sottile, la capirò solo io).
Guardi a ponente (spiaggia di Illetes) e trovi la laguna più piatta che tu abbia mai visto, l’acqua fresca, piatta e cristallina come quella delle foto ritoccate dei cataloghi dei tour operator più loschi. Non solo riesci a vedere i piedi, ma si crea un effetto lente di ingrandimento per cui puoi scindere anche il singolo granello di sabbia (e ti concentri su quello per evitare di posare lo sguardo sui primi nudisti e chiederti intanto “ma perchè quelli che meno potrebbero permetterselo, meno esitano a levarsi ogni velo?”).
Primo aperitivo al Big Sure - brocca di mojito, tramonto sul mare e via!
A Formentera si usa spesso e volentieri la “formula roulette” che richiama quella russa: per la serie paghi (e in alta stagione neppure poco), arrivi e fino all’ultimo minuto non sai dove vai a capitare.
Per essere più precisi, si tratta di una sorta di caccia al tesoro. Arrivi all’aeroporto e ti danno il biglietto aereo, niente più. Però ti dicono che a Ibiza ci sarà una collega che ti accoglierà. A Ibiza la collega effettivamente c’è (a volte in compenso manca la valigia), ti indica un pullman sul quale salire. Scendi dal pullman e ti danno un biglietto per il traghetto/aliscafo. Sali sull’aliscafo, riscendi e ti dicono il numero di un altro pullman (all’inizio si sbagliano e ti mandano sul pullman di un’altra compagnia, per fortuna in tutta l’incertezza almeno come si chiama il tuo tour operator lo sai già). Infine ti scaricano chiamando velocemente il tuo nome: scendi, raccatti le tue cose e finalmente vedi l’insegna che ti ospiterà per una settimana. Nel nostro caso, si tratta degli Apartamentos Carmen, a Es Pujols. Memorabili, al centro di tutto ma abbastanza distanti da poter dormire di notte. Certe volte alla roulette russa capita anche di vincere.
Saranno 6 anni che voglio andare a Formentera. Finalmente vado. Domani dopo pranzo prendo un volo di Ryanair per “Milano” - trattasi di fatto di Orio al Serio… Poi da lì raggiungo S. e domenica mattina all’alba prendiamo l’aereo per Ibiza e poi il traghetto per Formentera. Internet cafè permettendo, aggiornerò il sito anche da lì con il mio diario di viaggio. Altrimenti posterò tutto insieme al mio ritorno, dal 27 agosto in poi.
Besos a todos!