November 2007

Le mie poesie, a Londra

Vocal Motions Singers

Angels… and other stratospheric themes
Think of a carol concert. Then think very differently.

Qualcuno avrà notato che ultimamente su queste pagine sono apparse alcune poesie in inglese, per giunta su uno stesso tema. Ora risolvo l’arcano visto che c’è stato pure chi mi ha chiesto… perchè?

Venerdì 14 dicembre a Londra alcune mie poesie - non solo quelle apparse qui - verranno lette in occasione di uno spettacolo che vedrà in scena attori, ballerini e un coro gospel. Il tutto alle 8 p.m. presso la Bloomsbury Central Church, a due passi da Covent Garden.

Ecco la pagina dell’evento. Ovviamente dietro c’è lo zampino di mio fratello;)

The jump

Red dress - Marta CzokShe bows on herself,
Collecting into her arms
Both knees and concentration.

With her head firmly set,
On everything she moves her glance
With infinite attention.

Then behind her back she throws her hands
And in a jump springs above
Without any hesitation.

At imitating the aeroplanes
For a second only she succeeds
Then lands with endless satisfaction.

That I’d be your guardian angel

That I'd be your guardian angelIf there is no place nor time for the two of us
In this life, on this mud tasting earth
Let the Skies agree that I’d be your guardian angel,
In a world free from all that’s tangible.

Then I will not need to hold you
To let you feel my embrace
I will not need to touch you,
To let you rest your cheek on the palm of my hand,
But I will guard every moment of your life
Enter your heart and be that part of you
That I’m not allowed to be now.

Per te…

Nuvole da casa mia

Se solo mi potesse bastare sapere che esisti

Not every angel has wings

Not every angel has wingsdi Slawka G. Scarso

Not every angel has wings,
Not every angel is our guardian,
For, at times, the smile
Of a stranger may suffice
To turn him into an angel.
In our eyes.

Bo e Luke al Guggenheim poi a mangiare ostriche

Bilbao GuggenheimAl “Gug” ci aspettano per una visita guidata por dos. L’edificio è bello fuori, è bello dentro, è bello tutto. Gehry qui ha dato mostra della sua sinuosa genialità e per un’ora o forse più dimentichiamo che per due punti qualsiasi passa una linea retta: qui è un continuo di linee curve, forme concave e convesse.
Quanto al discorso della collezione all’interno, dell’assenza di una sezione permanente e del concetto di mostrare solo poco per volta - concetto che si estende a tutta la fondazione, non solo alla sede di Bilbao - beh, trovo difficile apprezzarlo. Una scusa per aumentare la frequenza delle visite, un esempio ben riuscito (ma non ottimamente visto che sono in tanti quelli che escono delusi per questa ragione) di marketing delle arti. Per il resto è un altare dedicato all’ideologia del “più grande è, più bello è” con sculture che impressionano perchè gigantesche ma rese in miniature da tavolo sembrerebbero nient’altro che ricettacoli di polvere fatti di lastre di acciaio in torsione.
Piuttosto, le opere da togliere il fiato le troviamo al Museo delle Belle Arti, con sculture del locale Eduardo Chillida ma anche di Jacques Lipchitz, e quadri di Aurelio Arteta che subito attirano l’occhio da lontano e continuano ad appagarlo da vicino con i loro particolari, mentre commuove la visione post bellica di Ricardo Baroja in Vuelven al pueblo.

La sera in un borgo sperduto intravediamo gente giocare alla pelota basca e mangiamo (tra l’altro) ostriche alla brace che lasciano senza parole, nella disperata ricerca di memorizzare una sensazione così piacevolmente inusuale.