March 2008

Sulla vita

Non è mia, ma volevo segnalarla comunque.

Il destino e le rivisitazioni dei personaggi delle Scritture

Il bacio di Giuda BUONA PASQUA A TUTTI!

In quella seconda metà del Novecento che dopo lo shock della seconda guerra mondiale è rimasta a chiedersi il perchè del Male, c’è stato un fiorire di opere legate alle Scritture, e in particolare ai personaggi del Nuovo Testamento. Tra queste meritano sicuramente una citazione Il vangelo secondo Gesù Cristo di Saramago, Barabba, dello svedese Lagerkvist, ma anche Jesus Christ Superstar, scritto da Tim Rice e musicato da Andrew Lloyd Webber. L’elemento che accomuna queste opere così diverse tra loro è uno: la centralità del destino, l’impossibilità che hanno avuto alcuni personaggi di opporsi a un piano più grande, magari finendo per essere dannati per sempre, come Barabba o Giuda Iscariota, la cui figura è stata ampiamente reinterpretata da Rice.

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Versione light

Come se non mi bastasse passare giornate e giornate a costruire temi in Wordpress, ora ritocco questo. E lo trasformo in versione light, sfondo bianco, leggero leggero. Sarà che in questo periodo, dopo l’inverno opprimente, sento che il cuore mi si sta alleggerendo sul serio.

E’ una di quelle magiche fasi della vita in cui ogni momento è bello così come viene, in cui la magia dell’istante non vive all’ombra di aspettative troppo spesso errate. Con l’unico risultato che alle volte quelle aspettative riesci addirittura a superarle.

Il lettore complice del narratore nel Deserto dei Tartari

Il lettore complice del narratore nel Deserto dei TartariLe scelte riguardanti il narratore sono fondamentali in qualsiasi romanzo. Oltre alla scelta indispensabile tra narrazione in prima persona o in terza, esiste un ulteriore aspetto da vagliare: che conoscenza ha il narratore rispetto al lettore? Si tratta di un essere onnisciente, che quindi sa già come andrà a finire la storia, oppure lo scrittore racconta gli accadimenti momento per momento, senza lasciare trasparire nulla più del dovuto al lettore? Nel Deserto dei Tartari il narratore è sicuramente un essere onnisciente. In ogni parola si percepisce che il destino del tenente Drogo, protagonista del romanzo, è già segnato. Drogo dunque non fa altro che seguire un tracciato che è stato già delineato per lui. Ma Buzzati in realtà supera questo aspetto e va oltre, accentuando il ruolo di complicità tra lettore e scrittore.

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Ode allo scroccone

Ode allo scrocconedi Slawka G. Scarso

Sorride affabile,
Si muove con destrezza,
Sicuro, spavaldo,
Dispensando addirittura
Qualche battuta divertente.
Ma solo per nascondere,
E questa è una certezza
Il lato suo più vero,
Affatto entusiasmante.

Di quello che la macchina
Non la possiede per sua scelta,
Perchè c’è troppo traffico,
O troppo inquinamento,
Ma poco si preoccupa
Di chiedere un passaggio
Sebbene questo richieda
- di altri! - l’interminabile spostamento.

Di quello che interviene,
A una cena tra conoscenti,
Colleghi di lavoro,
Di studio o di passione,
E ordina piatti ricchi,
Filetti e arrosti misti,
Mentre gli altri si concedono
Per motivi di cui certo
Lui non cerca la ragione
Una pizza margherita,
O un’insalata appena.

E a conti fatti suggerisce
Che dovrebbe pur pagare
Una quota aggiuntiva,
Ma lo fa solo sottovoce,
Così piano che soltanto
La sua coscienza può sentire,
E quella con ben poco si accontenta!
Così sorride affabile,
Sicuro e spavaldo
Col poco alleggerito portafoglio,
La pancia gustosamente piena
E l’anima ancor più priva
Di quel che alcuni chiamano umano orgoglio.

Ritagli di foto

Ritagli di fotoHo provato a ritagliarti,
Da una foto in cui sorridevamo assieme.
Nessun litigio dietro il tentativo, lo sai bene.
Nessun desiderio di cancellarti.

Avevo soltanto bisogno di una foto
Che da sola mi ritraesse, e in quella in particolare,
Il mio sorriso aveva qualcosa d’inusuale.

Ho provato a ritagliarti, sì,
Ma solo per notare, il mio sorriso attenuarsi.
Così, improvvisamente.

Perchè quel sorriso così speciale,
Non era rivolto a chi ci stava ritraendo,
Ma a te soltanto.
A te, che mi stavi accanto.

La locomotiva di Julian Tuwim

La locomotiva di Julian TuwimNei ranghi della letteratura merita un posto non meno importante del resto quella dedicata ai bambini. La qualità di alcune opere le rende infatti meritevoli di essere apprezzate a più livelli e da più lettori, bambini e adulti. Allo stesso tempo la letteratura destinata (soprattutto) ai più piccoli ha il merito non da poco di far amare anche ai più giovani la lettura. All’interno della letteratura per l’infanzia merita sicuramente una menzione speciale a poesia del polacco Julian Tuwim (1894-1953) dal titolo Lokomotywa (Locomotiva).
In questi versi Tuwim mostra tutto il suo amore per parole, suffissi, prefissi, radici di parole, le onomatopee, il ritmo. Del resto tra le sue passioni non molto nascoste c’era un rapporto quasi maniacale con i vari dizionari, creando anche rime tra polacco e latino riprendendo la tradizione della letteratura diffusa in Polonia durante il barocco.

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I ragazzi di oggi…

Il PendoloAbbiamo ricominciato a pubblicare gli annunci per cercare nuovi redattori per Il Pendolo. Ogni tanto arriva qualche nuova candidatura interessante, troppo spesso arrivano email di gente che non si prende neppure la briga di leggere quelle due regole che indichiamo, che poi è una regola sola: inviate un articolo prova di 1800 battute (caratteri spazi inclusi). Se andrà bene lo pubblicheremo, insomma, non sarà fatica sprecata. C’è invece chi manda pezzi riciclati, magari scansionati, in file pdf da 2 Megabyte, chi mi gira volantini teatrali che ha scritto di suo pugno, chi mi manda la recensione di una mostra quando basta leggere a caso due articoli di arte per capire che non trattiamo eventi.

Mi consola solo pensare che negli Stati Uniti, dove il fenomeno dei freelance è molto più sviluppato che qui, perchè lì non ti segano le gambe se non hai il tesserino, si confrontano con le stesse problematiche con cui mi scontro io, anche quando pagano gli articoli. Altrimenti non dovrebbero raccomandarsi di leggere un po’ di articoli per farsi un’idea di ciò che la rivista pubblica prima di mandare un pezzo.
Sono in troppi a lamentarsi che non ci sono opportunità per i giovani. E non dico che al Pendolo offriamo la via verso il successo giornalistico, però abbiamo formato, in questi due anni, una bellissima squadra, e ho avuto la fortuna di trovare redattori che riescono a darmi (e a dare a se stessi) delle grandi soddisfazioni. E’ anche per loro, non solo per me, che rompo le scatole e non accetto tutti solo perchè non ci possiamo permettere di pagare nessuno al momento. Perchè se loro hanno contribuito a mantenere alto il livello della pubblicazione, magari venendo incontro alle mie richieste di modifiche o a quelle di Ludovica, allora è giusto continuare a valorizzare il loro lavoro e quello del resto della squadra. Che poi è la missione del Pendolo.