August 2008
Monthly Archive
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Ho finito ieri di leggere il mio primo romanzo di Hemingway. For whom the bell tolls, acquistato all’aeroporto di Stansted ormai un mese fa per festeggiare il fatto che lo zaino che stavo portando sul Cammino fosse più leggero del previsto. Immagino che il mio criterio di scelta abbia spaventato le commesse: in una mano avevo For whom the bell tolls, nell’altra, The Curious Incident of the Dog in the Night-Time di Mark Haddon. Una volta tanto, ho scelto solo in base al peso. E malgrado le sue 490 pagine, il romanzo di Hemingway, in versione economica, pesava di meno.
Me lo sono portata dietro per 200 km circa, su per i Pirenei, attraverso la Navarra e parte della Rioja, e poi di ritorno in Italia. Poi ieri l’ho finalmente finito.
Comincio dalle cose che mi sono piaciute di questo libro. Hemingway fa uno spaccato davvero interessante della guerra civile spagnola, ma direi anche della guerra civile in generale, in cui il nemico parla la tua stessa lingua, potrebbe essere addirittura il tuo vicino di casa. E così scattano quei meccanismi paranoici per cui nessuno si fida più di nessuno. E al tempo stesso, proprio perché il vicino potrebbe essere il nemico, si scopre che da un lato e dall’altro della barricata ci sono persone estremamente simili, che provano gli stessi sentimenti. In questo senso è davvero splendida la parte in cui la banda del Sordo viene circondata sulla collina e alla fine gli uomini di entrambe le parti, in momenti diversi, recitano il Salve Regina. Insomma, tema splendido e portato avanti bene fino alla fine.
Le cose che non mi erano piaciute erano altre. Ad esempio il dialogo: che bisogno c’era di usare l’inglese antico per rappresentare il linguaggio dei guerriglieri? A mio avviso rendeva soltanto più difficile e lenta la lettura, senza aggiungere nulla. Pomposo e basta. Non solo, la parte iniziale sembra non finire mai, non si arriva mai all’azione. E certe scene le avrebbe potute tagliare tranquillamente in blocco senza far perdere nulla al lettore. Ad esempio il bel racconto di Pilar e del suo ex torero: bello, sì, ma ai fini del romanzo non serviva a nulla, tanto valeva tenerlo da parte per un racconto breve. Se Hemingway ci avesse risparmiato 150 pagine ci avrebbe reso tutti più felici. E poi i cambi di punti di vista… Hemingway aspetta oltre 150 pagine per fare il primo, col risultato che ci si perde, e ci si chiede perché l’abbia fatto. E poi la storia d’amore non ti lascia assolutamente nulla: sono arrivata alla fine che se il protagonista e Maria riuscivano a vivere insieme felici e contenti oppure no, non me ne importava un bel niente. Molto più bello seguire le vicende di Andrés sperando che alla fine sarebbe riuscito davvero a consegnare il suo dispaccio malgrado i mille ostacoli. Ecco, questo è l’ultimo elemento di questo romanzo che non mi ha convinto: l’empatia. Ne ho provata di più per personaggi secondari come Andrés o Anselmo o anche Fernando, che non per i protagonisti. Ed è per questo che il finale mi ha lasciata un po’ indifferente.
Con una madre che è una pittrice professionista, e non una che “pittura” per hobby la domenica, con un fratello che ha già una sua compagnia teatrale a Londra, mi sento un po’ privilegiata… Voglio dire, ci sono giorni in cui ti sembra che quello che stai scrivendo funziona, che un pizzico di talento ce l’hai sul serio, e altri in cui invece ti ripeti che di talento non ne hai neppure un briciolo, e che tutto sommato faresti meglio a dedicarti ad altro, magari un lavoro da niente.
E in questi giorni bui, è davvero bello, e un privilegio, potersi confrontare con qualcuno che sa esattamente di cosa stai parlando, perché ci passa come te. Qualcuno che ti ripete che è parte del “pacchetto”. Ti piace essere creativo? Allora ti becchi pure queste insicurezze, questi punti interrogativi che mettono in discussione le tue capacità e ti pesano come pianeti interi sulle spalle e sulla schiena. Finché non schianti a terra.
5 comments Slawka G. Scarso | Diario di una scrittrice esordiente
Ecco le piccole cose che tornando dal Cammino di Santiago ti senti di apprezzare come non riuscivi prima:
E sono di nuovo a Logrono, stavolta in una pensione dove sono passati pellegrini poco accorti - ne parlero’ meglio solo una volta arrivata a Roma, per scaramanzia. Mi avevano suggerito di provare comunque a cercare posto in albergue ma quando ho visto la fila di 88 mocille (zaini) e la gente distrutta, e sapevo che io invece avevo preso l’autobus, non ce l’ho fatta.
Ma oggi ho fatto colazione con Karin e Rosemarie, e mi hanno accompagnato alla fermata dell’autobus, e l’ultima notte nell’albergue antico di Santo Domingo della Calzada e’ stata perfetta, cosi’ va tutto bene cosi’, e ora vado a comprare il biglietto del treno per Saragozza per domani… E ancora col cuore in mezzo ai campi e ai vigneti della Rioja mi appresto a tornare a Roma…
Mentre aspettavo l’autobus per questo paesino, c’era anche un altro ragazzo alla fermata, in attesa di un pullman che lo portasse a Logrono e poi a Barcellona. Anche lui aveva preteso troppo dal suo fisico. Strano guardarsi in faccia e provare lo stesso sconforto. Mal comune, mezzo gaudio, dicono, e forse e’ vero.
Perdere l’autobus poi e’ stato stranissimo. Ha simbolicamente rappresentato la vera chiusura col Cammino, perche’ il pellegrino va a piedi e basta. Ma sono contenta di arrivare qui, perche’ ho avuto modo di salutare Karin e Rosemarie e abbiamo passato insieme tutta la giornata. Stupendo… le ho conosciute quando sono iniziati i dolori a Zubiri, e abbiamo proseguito insieme ma separatamente fino a qui. Non potevo lasciare il Cammino senza salutarle.
E con oggi ho chiuso. Dopo 12 km lungo un sentiero sterratto, e poi in mezzo ai campi, su terra battuta e sassi, li’ dove i cavalieri medievali lottavano contro i giganti cattivi, ho detto a me stessa che questa esperienza dovra’ chiudersi qui. Logrono ieri mi ha davvero dato il colpo di grazia.
Sono entrata in lacrime a Najera (senza neppure arrivare ad Azofra, come previsto), e la Provvidenza mi ha piazzato li’ un pellegrino conosciuto qualche giorno fa a Estella che mi e’ stato di grande conforto. Giornata difficile, di sofferenza fisica, di delusione, insoddisfazione. Non tutti riescono a finire il Cammino, e io cmq non dovevo arrivare a Santiago, ma dovermi fermare prima ancora di Burgos, e’ difficile da accettare lo stesso.
Forse oggi ho dato il colpo di grazia ai miei piedi. Attraversare Logrono, con circa 10-12 km di asfalto e pista ciclabile, mi ha letteralmente distrutto le piante dei piedi. Piu’ di quanto non lo fossero gia’. Il dolore e’ ripreso, sempre piu’ intenso, e non finisce con il Cammino, ma prosegue nel pomeriggio, al punto che non so piu’ come mettere i piedi per trovare sollievo. Mi hanno dato pomate e voltaren, ma nulla…
Sono parecchio preoccupata per domani, anche se sto dando a tutti appuntamento ad Azofra, a 20 km da qui.
Giornata intensa. Stamattina ho camminato un buon tratto con un ragazzo spagnolo di nome Alfredo. Pero’ con la lingua non ci capivamo, e anche se avevamo la stessa andatura, a un certo punto ho sentito il bisogno di camminare per conto mio. Credevo fosse una cosa normale, ma quando gliel’ho detto l’ha presa in modo personale e mi e’ dispiaciuto molto.
Eppure e’ stato importante per me fare questo tratto per conto mio, in mezzo ai vigneti ai confini tra Navarra e Rioja, a pensare al mio romanzo, e a tutti i motivi per cui sono venuti qui. E’ stato importante e spero quindi che un giorno Alfredo capira’ che non c’era davvero nulla di personale se ho voluto camminare da sola. Che ognuno qui deve andare al suo passo.