Prove di fiducia
Faccio outing. Quando ho preso Tessa non era un momento qualsiasi. Tessa è entrata nella mia vita a prendere il posto di qualcun altro. E’ una cosa che fanno in tanti e io non ho problemi ad ammetterlo. Quello che nessuno ti dice, però, è che quello è il momento peggiore per prendere un cane. Perché il cane la sente questa tua insicurezza e allora nello svilupparsi del rapporto umano-cane finisce che il capo-branco diventa il cane. Presto è lui (lei) a dettare legge. In casa Tessa non ha mai dato problemi, ma appena uscivamo era un dramma. Tirava per andare dove voleva lei, non ascoltava i comandi, e se mi azzardavo a tenerla sciolta non tornava indietro neppure se la corrompevo con i biscottini – Tessa è un Labrador atipico, se non ha fame non mangia.
Abbiamo frequentato un primo corso – lezioni di gruppo, un disastro ma ne parlerò in seguito – poi quando Tessa aveva un anno abbiamo fatto un corso privato io, lei e gli addestratori. Esercizi di leadership umano-cane. Praticamente un corso di PNL canina. I risultati sono stati eccezionali ma comunque se c’era da tornare indietro a un mio comando… beh, era una roulette russa. Così Tessa era libera quando scendeva in acqua (andiamo in una caletta dove non c’è nessuno) ma anche nel bosco la tenevo legata. E passi se la gente mi diceva “Perché non la sciogli?”.
Questo fino a pochi giorni fa. Questa settimana ho iniziato a cambiare tattica. Un po’ perché sul Cammino di Santiago con lo zaino in spalla se lei tirasse farei un bel volo, un po’ perché avevo notato che qualcosa era cambiato. Ultimamente se la chiamavo quando era finita la nuotata tornava subito. Niente capricci. Abbiamo cominciato con qualche tratto di bosco alla volta. Un po’ al guinzaglio, un po’ no. E già dopo un paio di giorni abbiamo finito per fare quasi tutto il percorso senza guinzaglio. Il trucco sta nel tenere la pallina da tennis sempre in mano, in modo che Tessa non sappia bene quando gliela potrò lanciare di nuovo. Se si allontana, e la richiamo, lei si ferma. Torna indietro. Difficilmente si allontana più di tanto, quasi a dimostrare che non sbaglio a fidarmi.
Non sarà un grande progresso per l’umanità ma sicuramente siamo un passo più vicine a Santiago.
Dopo l’addestramento e tutti gli esercizi fatti quest’estate per stabilire la mia leadership su Tessa (ebbene sì, la cosa non era così scontata, ma del resto l’ho presa in un periodo particolare quindi siamo state per un certo tempo un po’ confuse entrambe) oggi siamo arrivate a una nuova piccola routine. Fortunatamente non devo più fare finta ogni volta di mangiare la sua pappa prima di lei e controllare che lei guardi altrove, in segno di rispetto. Ora quando mi appresto a darle da mangiare lei si va a sedere all’entrata della cucina, sullo scalino. E mi guarda ma non si muove. Ogni tanto le devo ricordare di stare seduta ma il più delle volte lo fa da sola. E poi quando le dico “mangiamo” lei fa sempre la stessa cosa, che mi fa ridere ogni volta. Un giro su se stessa, felice, un giro solo, e poi corre verso la sua ciotola.
