Il vulcano si sbriciola

Nel bosco non cammino mai con il lettore mp3. Già senza ascoltare musica certe volte non riesci a sentire i ciclisti che ti arrivano alle spalle come frecce, figuriamoci se avessi le cuffiette. Poi anche se nel bosco c’è sempre gente, anche se dopo qualche tempo finisce che conosci tutti, preferisco essere sempre pronta per ogni evenienza. Il bosco ha i suoi rumori, che cambiano col passare delle stagioni, ma sono quelli suoi: li riconosci. Il problema è che ogni tanto ci sono rumori che non vorresti sentire mai.

Stamattina mentre con Tessa rientravamo verso la macchina, ma eravamo ancora ben lontane dai cancelli, abbiamo sentito un suono. Lei ha alzato lo sguardo in alto, subito. Io pure. Era il suono di rami che si spaccano, rami pesanti, e fronde che scendono giù. Lì per lì ho pensato che stessero tagliando qualcosa – magari qualche albero già pericolante – dopo la pioggia capita che ne venga giù qualcuno. Mi aspettavo di sentire delle voci. Poi però ho sentito un tonfo, e appresso a quello un altro ancora, e ancora rami che si spezzavano, e fronde verdi piene di primavera che venivano giù. E il tonfo che si ripeteva. Ho urlato a Tessa che era pochi metri davanti a me Corri, Tessa, corri! Avrei dovuto controllare bene, per capire se magari era meglio proseguire o tornare indietro, ma il fatto è che sul momento tu scappi e basta. Così dietro a Tessa correvo anch’io, buttando appena uno sguardo a sinistra, su per il costone che in quel punto scendeva a strapiombo, pochi alberi tra la roccia e il sentiero.

Non so quanti massi se ne siano venuti giù, stamattina. Di solito ne trovi qualcuno già sul sentiero. Capitare sotto, mentre scendevano, non mi era mai successo ma il fatto è che il vulcano si sbriciola, pare sia normale, così almeno mi diceva anni fa un geologo durante una visita guidata. Il vulcano si sbriciola e oggi le mie ginocchia invece s’erano fatte tipo gelatina. Un senso di spossatezza che neanche dopo 20 chilometri a piedi con lo zaino. E per un attimo mi sono sentita un po’ così, ma senza cappello.

Un sonno meritato

Abbiamo allungato gli allenamenti per il Cammino di Santiago. Un paio di volte alla settimana io e Tessa facciamo un tratto più lungo, arriviamo quasi (ripeto, quasi) alla fine del bosco e poi indietro. Ci fermiamo a fare una pausa su una spiaggia, quello sì, ma ovviamente quando arriviamo lì io mi riposo e Tessa si lancia in acqua. Ancora non ha capito che deve approfittare di ogni occasione disponibile per riprendere le energie. Macché, lei deve nuotare. Altrimenti il lago a cosa serve?

Quando finalmente arriviamo a casa lei mangia due pasti in una volta – ed è uno dei pochi Labrador che se non ha fame non mangia. Poi dorme. Resta immobile per ore. Si gira appena. Come quando era ancora cucciola e aveva sei mesi e la portavo a fare addestramento con la protezione civile, la domenica mattina. Tra la lezione di gruppo, l’apprendimento dei comandi e lo stare in mezzo a una quarantina di altri cani, tra Labrador, Golden Retriever e Terranova tornava a casa distrutta. E a dire il vero anch’io.

PS davanti alla spiaggia dove ci fermiamo a fare una pausa fanno gli allenamenti di kayak. L’altro giorno Tessa ha nuotato fino a una boa, pensando che fosse una palla da riportare a riva. Quando si è avvicinata abbastanza da capire che era troppo grande e non ce l’avrebbe mai fatta è tornata indietro, come se niente fosse, come se l’avesse sempre saputo. E io pure ho fatto finta di niente.

nel quieto bosco

nel quieto bosco

oltre gli alberi un canto

strugge il buongiorno

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