Appunti displasici di una domenica di sole

Continuano le passeggiate molto easy con Tessa. Niente forzature, solo una camminata nel bosco, non troppo lunga, meglio ancora se senza guinzaglio, che aiuta sempre l’umore. In questi giorni abbiamo iniziato la cura di Cosequin Taste e i miei ringraziamenti più sentiti vanno a chi ha pensato questi integratori visto che Tessa se li mangia come fossero un biscottino-premio. Niente capricci, anzi.
Ovviamente trattandosi di integratori per le articolazioni non danno nessun effetto immediato e anzi oggi mi sono finalmente decisa a dare a Tessa un po’ di antidolorifici. Nei giorni passati non l’avevo fatto perché speravo di evitare, e poi ero sempre in giro e l’antidolorifico è in una pillola rivestita da aprire e dosare in due giorni, e sinceramente dare anche quest’altra scocciatura ai miei… beh, non mi pareva il caso. Ora approfittando di qualche giorno a Roma, fino al Vinitaly, vediamo di risolvere anche questo.

Tessa ha nuotato un po’ ma si è stancata quasi subito. Prima entrava e usciva dall’acqua, e quando era in acqua nuotava a lungo. Oggi stava un po’ e risaliva. Magari dipendeva solo dalle onde che erano relativamente alte, per un lago così piccolo come il nostro, magari era proprio la stanchezza legata a questi suoi problemi all’anca. Rientrando c’era un pezzo di salita ma lì per limitare il dislivello abbiamo camminato a zig zag, il trucco che normalmente si usa in discesa e in salita quando ti fa male il ginocchio. Questo almeno il mio ragionamento.

Di certo rientrate alla macchina ho dovuto caricarla di peso perché da sola non ce la faceva. Così ora sto cercando di capire dove partire con lei quest’estate. Cerco un posto con sentieri ben segnati e abbastanza frequentati per poter andare da sola con lei. E soprattutto senza grossi dislivelli. Pensavo al Trentino o all’Alto Adige, ovviamente senza salire in alto. Se qualcuno avesse altri suggerimenti sono benvenuti!

Can che dorme…

Una delle questioni più delicate facendo il Cammino di Santiago con il cane è quella del dormire. L’ho sempre saputo, poi l’altro giorno ho letto un post che mi ha fatto capire ancor meglio quanto possa essere problematica la questione. Più insidiosa della preparazione fisica.
Per ovvi motivi i cani non possono dormire negli albergue. In questo post spiegavano che il cane resta fuori, quindi dovrò di volta in volta trovare un albergue che abbia un cortile o un qualche posto chiuso dove Tessa possa dormire, costretta a tagliarne fuori alcuni – mentre leggevo cercavo di ricordare tra gli albergue dove ho dormito nelle precedenti volte quali e quanti fossero quelli “equipaggiati” in questo modo. Nel post spiegavano anche che il cane dovrà restare legato e che è meglio che non abbai.
Fortunatamente Tessa non abbaia mai. Solo se siamo dai miei, e lei esce a fare un giro in giardino, solo allora per far capire che vuole rientrare, abbaia. Una sola volta, il suo woof-campanello. Se non arriva nessuno un altro woof. Niente più. E quelle volte che vado con lei a comprare la frutta in paese, per dire, se la lego a un palo mentre faccio la spesa lei aspetta senza innervosirsi. Magari mi cerca ma niente isterismi.
Questo mi fa ben sperare ma ora bisogna capire se se la può cavare a dormire all’aperto, se non si abbatterà ritrovandosi legata e da sola in un cortile, lei che ha sempre dormito in casa e ha due lettini identici, uno dai me, uno dai miei – credo che più viziata di così non si possa.
Più in là, quando sarà finito il freddo faremo delle prove dai miei. Per ora abbiamo iniziato con una coperta. L’abbiamo messa sopra al lettino che ha da loro. Così inizia ad associarla a qualcosa di piacevole. Poi quando dovremo partire ci porteremo solo quella, e sarà la sua nuova cuccia. Uno degli addestratori che abbiamo incontrato mi ha spiegato che col suo Golden Retriever faceva così. Appena il cane vede la coperta pensa “cuccia”, ovunque loro si trovino.
NB Ho tentato di sostituire direttamente il lettino con la coperta ma il risultato è stato quello nella foto sotto, non proprio un successo a giudicare dall’espressione di Tessa. Lo scrivo per far capire che questi preparativi sono per me un insieme di tentativi, finché non arriveremo a Santiago c’è poco che possa programmare. Ma del resto il Cammino è così, ti porta dove vuole lui, ti chiama quando vuole lui.

Piccoli incidenti di percorso

Eravamo quasi arrivate alla macchina. La camminata era andata benissimo, al punto che stavo pensando di allungare un altro po’ il percorso a partire da questo fine settimana. Poi Tessa ha iniziato a zoppicare. Era l’ultimo tratto, quello in cui di solito lei si stende a terra perché non vuole tornare a casa e non c’è verso di rialzarla. Stavolta però non voleva fermarsi, voleva arrivare il prima possibile a casa, credo. L’ho fermata, ho dato un’occhiata alla zampa, operazione che di solito faccio appena rientrate. Fa parte della routine di chi porta il cane nel bosco. Un pezzetto di legno si era infilato tra i cuscinetti – almeno spero che fosse quello il problema. Nel bosco purtroppo capita di trovare addirittura schegge di vetro. Spine e pezzetti di legno sono il minore dei mali.

Rientrate a casa la zampa sanguinava un po’, così via di disinfettante e garza. Non so quanto reggerà, ma almeno per il momento siamo a posto. Per fortuna Tessa è brava, non ha protestato più di tanto. E alla fine è arrivato un biscottone-premio di quelli che la fanno impazzire. Ora dorme beata ma ho idea che sia arrivato il momento di cercare le scarpette da trekking anche per lei…

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